JK Rowling, le definizioni di genere, e la confusione

A JK Rowling è partita la brocca?

Mi spiego meglio. A quanto pare la JK sarebbe TERF, ovvero sostenitrice delle trans exclusionary radical feminist, femministe radicali (estreme) trans-escludenti. Credo di capire che sia una corrente di pensiero che difende i diritti delle nate donne, non delle donne che sono diventate tali dopo la nascita e per loro volontà. JK forse voleva dire qualcosa come “essere donne può sembrare figo a voi che siete sempre stati uomini, ma guardate che ha delle belle rogne”. Un po’ come dire “vuoi lasciare il paesello per andare a NY? Ok, ma guarda che è una città da pazzi”. Una versione gender-based di “chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova“. E infatti esiste un fenomeno che non conoscevo, quello della de-transizione, in cui un uomo diventa donna, poi si accorge che vivere da donna ha i suoi lati negativi (salari più bassi, effetti del patriarcato, oggettificazione fisica, critiche spietate in riferimento a certi canoni) e bum! vuole tornare uomo, abbiamo scherzato. Per cercare di capire meglio, ho dato uno sguardo ai Twitter di JK, ma nemmeno lì ci ho capito granchè. La mia impressione è che abbia detto qualcosa – intenzionalmente – a difesa delle nate donne, poi il discorso si è allargato ai transgender e la questione si è complicata. Insomma, si è ritrovata come Hagrid quando parla di Fuffi e Fierobecco insieme.

Le conseguenze di queste affermazioni sono arrivate alla JK sotto forma di shitstorm: fan e membri del cast HP incavolati, indignati e aiuto chiamate un centauro. Diversi fan sentono di prendere le distanze dalle sue affermazioni perchè JK sfrutterebbe la propria fama per diffondere messaggi di odio ed intolleranza verso le persone transgender. Gente cresciuta con Harry & Co. rinnega tutto il proprio passato di magia e meraviglia perchè l’autrice di romanzi che amava e di cui era fanatica fino all’altro ieri, ha condiviso delle idee, seppur controverse. Il tema del nuovo libro di JK, pubblicato sotto pseudonimo, narra di un trans che commette un omicidio. La ggente ha visto questa scelta narrativa come un’associazione mentale tra l’essere transgender e l’essere criminale.

Ora, io dico: ma siete seri? Stiamo alla frutta. La parte inquietante qui non è cosa ha detto la Rowling in merito ad una questione qualunque, ma come la gente reagisce a dichiarazioni che si espongono in una certa direzione. Mi chiarisco con un esempio. Arthur Conan Doyle ha scritto innumerevoli gialli, dove a turno, o un uomo o una donna era l’assassino. Qualcuno si sognerebbe mai di dire “Sir Conan Doyle è un misantropo, è un misogno!!1!1!!!1!!!!11!”? Io direi: no. Quante storie esistono in cui l’assassino è un gay, un bambino, un malato, un anziano, un adolescente (e ciò vale per entrambi i sessi). Se ci si sofferma un attimo, è evidente come la logica sia deficitaria nella maggior parte delle persone. Vorrei ricordarvi che JK Rowling è una persona singola, con idee proprie totalmente soggettive, non detiene la verità assoluta, non è un leader politico e non detta legge. Può essere libera di condividere o meno un’idea, e il fatto che a te tizia random non piaccia ha poca importanza. JK continuerà ad essere più ricca della Regina Elisabetta, continuerà ad essere conosciuta in tutto il mondo, la sua eptalogia continuerà ad essere universalmente amata e noi criticoni saremo nel nostro angolo di oblio a mangiarci il fegato invece di fare qualcosa di buono per noi stessi. Chi è il cretino in questo scenario?

Ah, ovviamente la seconda parte del post è una mia idea e non una realtà universalmente riconosciuta. Giusto nel caso non si sia capito.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Celia ha detto:

    Grazie per aver ricordato la logica, defunta in miseria.

    Piace a 1 persona

  2. gabriellasar ha detto:

    Ciao Celia, grazie del commento! 🙂
    Purtroppo è facile attribuire significati in modo arbitrario, e poi tutto diventa una valanga di equivoci e polemiche ripetuti a pappagallo. Quello della Rowling è un esempio, ma troppe questioni – ben più importanti – sono affrontate così.

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